Fischi mondiali

Pubblicato da: Marco Rovelli Commenti: 0

Serata “Mondiale” per un ristretto gruppetto di arbitri della nostra Sezione, capitanati da Presidente e Vice Presidente, che hanno avuto il piacere di essere presenti ad un eccezionale evento ospitato a Milano presso l’auditorium del Comitato Regionale Lombardo della FIGC, con protagonisti e relatori principali due dei fischietti impegnati nel recente Mondiale di Russia 2018. Il nostro portabandiera Gianluca Rocchi è stato infatti spalla per la vera stella della serata, Nestor Pitana, l’arbitro argentino che ha diretto la finale di Mosca. Il direttore di gara sudamericano ha chiuso con questo appuntamento un’intensa settimana trascorsa a Milano, culminata sabato scorso a San Siro, quando ha ricevuto il prestigioso “Premio Giulio Campanati” che viene assegnato al miglior fischietto della rassegna iridata.

L’incontro di martedì sera in via Pitteri, alla presenza di dirigenti e ragazzi di tutte e 25 le sezioni AIA lombarde, è stato invece caratterizzato dal clima informale e amichevole. Il cerimoniale si è limitato all’introduzione ed ai saluti di rito del Presidente CRL Baretti, del Presidente CRA Alessandro Pizzi e del Componente del Comitato Nazionale Alberto Zaroli, dopodiché la parola è passata ai due arbitri internazionali che si sono palleggiati i temi della discussione e le numerosissime domande della platea.

L’apertura è stata per dovere d’ospitalità di Rocchi che ha ripercorso il suo cammino mondiale, le difficoltà per raggiungerlo, la responsabilità di rappresentare il proprio paese, l’affetto che percepiva provenire dall’Italia e le emozioni provate al momento di calcare i terreni di gioco. Successivamente è stato il turno di Nestor Pitana che si è dimostrato un vero mattatore, rivelando in questo aspetto il carattere tipico sudamericano.

L’arbitro argentino ha messo la platea a proprio agio con un atteggiamento di totale umanità e disponibilità, per oltre due ore di piacevole chiacchierata a ritmo serrato. Ha raccontato l’emozione più forte provata durante la finale mondiale, quando, salendo le scale che conducevano verso il campo da gioco, ha incrociato prima lo sguardo di moglie e figli, per poi posare gli occhi sulla “Coppa più bella del mondo”.

Ha ripercorso la propria carriera arbitrale, iniziata quasi per caso, da una famiglia che non aveva tradizioni in quest’attività e ad un’età inconsueta per qualsiasi arbitro italiano di livello, ovvero 26 anni. Evidentemente in Argentina tutto questo non rappresenta un freno o un problema e grazie, all’impegno, al lavoro, alla caparbietà e a i consigli di ex colleghi come Horacio Elizondo, l’arbitro della finale di Berlino 2006 o degli “asesores”, cioè i loro osservatori arbitrali, ogni traguardo può essere raggiunto e nulla è precluso a priori. Naturalmente questo non significa che non si sia dovuto confrontare con difficoltà, problemi ed errori, ma quelli avvenuti durante le gare a suo giudizio non devono essere presi come delle bocciature inappellabili, bensì come dei punti di partenza per migliorarsi e per lavorare a ridurli. L’arbitro deve crescere attraverso la consapevolezza e l’analisi dei propri errori.

Diverse domande (e non poteva risultare altrimenti) hanno riguardato l’avvento e l’utilizzo della tecnologia VAR nella competizione mondiale. Entrambi gli ospiti hanno sottolineato come ormai il calcio e conseguentemente l’arbitraggio di un certo livello non possano prescindere dall’aiuto dei colleghi davanti ai monitor TV. A riguardo, Pitana ha sottolineato come, quasi certamente, il rapido apprendimento dell’utilizzo di questi dispositivi sia stata una delle chiavi del suo successo in Russia, considerando che proveniva da una paese nel quale il VAR non è ancora in uso nel campionato nazionale. Sia Pitana che Rocchi hanno però concordato che l’arbitro non deve snaturare la propria personalità e il proprio modo di dirigere in funzione della presenza del VAR, che non deve sostituire, ma coadiuvare e sostenere l’operato della terna sul terreno di gioco.

Non poteva mancare la curiosità sul modo particolare di indossare i calzettoni sopra al ginocchio del referee sudamericano: Pitana ha svelato l’arcano, ricordando di averlo visto fare da Neymar durante una gara della “selecao” e di averlo semplicemente copiato.

La serata è proseguita con l’omaggio a Nestor di una divisa ufficiale dell’AIA in una sorta di gemellaggio arbitrale Italia-Argentina e si è conclusa con il nostro ospite che non ha voluto smentire neanche alla fine la propria esuberanza passando in rassegna per un saluto personale o un selfie ricordo con praticamente tutti i presenti uno ad uno.

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